Rievoluzione Forestale, come nasce il cambiamento.

Il giorno 22 settembre 2014 si è aperta la quinta Assemblea Nazionale della Confederazione delle Associazioni Universitarie degli Studenti di scienze Forestali d’Italia con il titolo di RIeVOLUZIONE FORESTALE.

L’evento, che si ripete ogni settembre da ormai cinque anni, è la fucina dei giovani forestali che non vogliono essere scontati e che vogliono andare fino in fondo nell’affrontare i problemi e soprattutto nel ricercare soluzioni possibili. La settimana di Assemblea Nazionale, alla quale hanno preso parte più di quaranta studenti provenienti da tutta la nazione, oltre al rinnovo delle cariche del direttivo nazionale della Confederazione, ha consentito di affrontare diversi temi, fondamentali per il panorama forestale.

Il progetto di quest’anno è nato dalla considerazione che i forestali non potevano non occuparsi di un tema centrale come quello del “rapporto uomo-ambiente”; sempre più si sente parlare di sostenibilità, di green economy, di bioedilizia, di filiera corta, di cibo sano, e in modo più o meno consapevole, l’agire, ed i suoi effetti, sembrano essere sempre più legato alla possibilità che le prossime generazioni possano avere una prospettiva di vivere sulla Terra analoga a quella che abbiamo avuto noi. Questa nuova attenzione si sta lentamente diffondendo e si può tradurre come una generale  RIeVOLUZIONE altro non è che un’evoluzione culturale del pensiero e della consapevolezza dell’individuo, una rivoluzione dei rapporti, per la quale non si può più pensare un uomo separato dal resto delle dinamiche naturali e dal resto degli altri uomini, ovvero dalla collettività. Ricercare ed interrogarci, per contribuire a questa nuova armonia tra le parti, è ciò che ci è sembrato abbia più senso fare oggi. Ovviamente, da forestali, abbiamo voluto calare nel nostro mondo questo approccio, ed allora è nata RIeVOLUZIONE FORESTALE.

Gran parte dell’Assemblea Nazionale, che è stata un percorso ricco di stimoli e di riflessioni, di attività pratiche e di lezioni teoriche, di approfondimenti sull’attualità, di momenti distensivi e di seminari, è stata dedicata alla ricerca dell’identità del forestale, per capire come questa figura potrà offrire il suo bagaglio di conoscenze e competenze ad un mondo in cambiamento.

Tutto questo ha avuto luogo nella splendida cornice del Podernovo, un casolare immerso nella Riserva Regionale del Monte Rufeno, che i ragazzi dell’AUSF Viterbo, dopo anni di abbandono, hanno preso in gestione curandone ogni aspetto, dagli allestimenti fino all’organizzazione di ogni singolo evento.

 

 

ATTUALITÀ, APPROFONDIMENTI, SEMINARI

la situazione del mondo forestale e le prospettive per i nuovi laureati

Oltre ai temi trattati quest’anno, e forse prima di tutto il resto, RIeVOLUZIONE FORESTALE è l’Assemblea Nazionale 2014 della Confederazione delle Associazioni Universitarie degli Studenti Forestali d’Italia. Attraverso riunioni e momenti di discussione, gli studenti provenienti da tutto lo stivale, hanno avuto modo di aggiornarsi sulle condizioni delle rispettive sedi e sul lavoro svolto durante il corso dell’ultimo anno accademico; si sono scambiati idee e opinioni sullo stato degli atenei e sul mondo del lavoro che li aspetta e hanno ragionato insieme su proposte e strategie di azione per l’anno che sta iniziando.

Durante l’Assemblea plenaria inoltre è stato discusso l’elaborato del Direttivo uscente di AUSF Italia, sono emerse proposte per il 2015 e soprattutto è stato rinnovato il Direttivo, per garantire continuità e vitalità alla Confederazione. Quest’anno il nuovo direttivo, presieduto da Mauro Moreno proveniente dall’AUSF di Napoli, ha iniziato il suo percorso facendosi carico di molte idee ambiziose, e forte di grande entusiasmo e volontà , si propone di portarle a termine.

Oltre le riunioni e l’Assemblea plenaria vera e propria, gli studenti hanno avuto modo di partecipare a diverse altre attività e a due seminari, finalizzarti all’approfondimento di tematiche riguardanti sia l’attualità che problemi di ordine più generale, dai quali si sono potute sviluppare riflessioni, discussioni e proposte. I seminari sono stati due:Territorio in soldoni…PAC e PSR” e “La Forestalità”.

 

• Territorio in soldoni… PAC e PSR

Sono intervenuti: Raoul Romano (Istituto Nazionale di Economia Agraria), Andrea Montresor (Federforeste), e Andrea Bocco (Politecnico di Torino).

Questo seminario ha rappresentato il presente, o meglio uno dei possibili presenti di fronte ai quali un nuovo laureato deve sapersi muovere. Che novità apporta la nuova PAC? Chi ne può usufruire e come? Quali criticità emergono e come questa andrà a plasmare il territorio? E soprattutto, da forestali, come potremo coglierne i frutti? L’economia e i sui modelli di sviluppo, dettando i ritmi e le necessità dell’uomo, incidono sull’assetto del territorio e ne determinano nuovi equilibri.

Per rispondere a questi quesiti, i relatori, supportati da dati statistici, hanno evidenziato la scarsa gestione razionale della risorsa forestale presente oggi in Italia; tale risorsa ammonta oggi al 5% della superficie forestale europea, eppure si utilizza molto poco e male. L’Italia è inoltre tra i primi produttori in Europa per la filiera del legno, ma tra i primi ad importatori di legname. Ciò fa capire che attualmente esistono delle incoerenze da prendere in considerazione e correggere. Come muoversi per migliorare le cose? Primo passo è capire che la gestione forestale garantisce produttività, protezione, presidio del territorio, tutela dell’ambiente, servizi alla società. Secondo passo è attuare l’unica soluzione che oggi sembra possibile per salvare questo scenario confuso e dispendioso a livello economico e ambientale: la cooperazione dei proprietari forestali. Bisogna procedere nel creare modelli consortili o proprietà collettive che mantengono singolarmente la propria autonomia, ma che siano poi associate nell’erogare servizi al territorio. In questo contesto, i fondi stanziati dall’Unione Europea per agricoltura e risorse forestali risulterebbero più facilmente accessibili e disponibili: le difficoltà dei lunghi iter burocratici e dei costi per progetti e bandi, sarebbero attutite dal modello aggregato di più proprietà. Tale soluzione, sostenuta da un incentivo, consente più facilmente di raggiungere l’obiettivo di valorizzare il prodotto locale, di creare autosufficienza dei piccoli proprietari, di migliorare le condizioni di vita generali di un luogo grazie alle esternalità positive che questo sistema produce. Il seminario, che si è rivelato molto stimolante e dinamico, si è concluso con una riflessione da parte di Andrea Bocco, che si può riassumere così: “se volete prendervi cura del territorio e diventarne parte attiva, innamoratevi di un posto, fatevi locali; il resto verrà da sé”.

 

• La Forestalità, cosa vuol dire essere forestale oggi.

In ordine sono intervenuti: Orazio Ciancio (Presidente dell’Accademia Italiana di Scienze Forestali), Nazario Palmieri (Dirigente Superiore delegato del Corpo Forestale dello Stato), Piermaria Corona ( Direttore del Centro di Ricerca per la Selvicoltura), Roberto Orlandi (Presidente del Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati), Riccardo Pisanti (Segretario del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali), Mario Panizza (Presidente di Libera Associazione dei Custodi Forestali del Trentino), Osvaldo Lucciarini (Consigliere Medit Silva ed avvocato),.

Questo seminario ha rappresentato la necessità di ricercare le radici, la profondità senza la quale nessuna chioma può resistere alle raffiche dure del vento che cambia. Chi è il forestale? Che ruolo ha nel rapporto uomo-ambiente? Che valori e che competenze lo caratterizzano? Grazie agli interventi dei diversi relatori e al dibattito che ne è scaturito, ci si è addentrati alla ricerca di quelli che sono i valori e i ruoli, le competenze, gli ambiti di appartenenza e/o specializzazione che da sempre appartengono al forestale.

Sono per primi intervenuti Orazio Ciancio e Nazario Palmieri che hanno lasciato in anticipo il tavolo di lavoro; entrambi hanno sottolineato la scarsa comprensione da parte dei politici sul ruolo e l’importanza del forestale, e quindi la necessità di fare formazione politica per tornare a far capire qual è il valore del bosco. Ciancio ha evidenziato come il lavoro del forestale sia fonte di una serie di vantaggi, e che questi vadano evidenziati e valorizzati; l’importanza di tale figura, che contribuisce al benessere di un territorio e di chi lo vive, va resa chiara alla politica, che attualmente o non la conosce o non gli dà il peso che merita. Palmieri ha attribuito invece questa disomogenea organizzazione nella gestione dei boschi al decentramento amministrativo, avvenuto a seguito della delega alle regioni in materia forestale, aggiungendo che oggi non c’è più una chiarezza normativa. In una situazione di crisi come questa, Palmieri ha anche affermato che avere molte Università di Scienze Forestali è controproducente, poiché in Italia non ci sono gli strumenti per gestire tutte queste maestranze. L’attuale crisi del Corpo Forestale dello Stato non è stata affrontata in modo diretto ed esaustivo, se non grazie a stimolanti interventi di alcuni studenti; a seguito del breve dibattito che ne è scaturito, spinti dal voler trovare soluzioni che garantiscano la presenza di un corpo attivo sul territorio e soprattutto realmente legato alle dinamiche Forestali, si è creato un gruppo di lavoro e una collaborazione tra i vertici del CFS e l’AUSF Italia stessa.

Ad affermare e difendere il valore delle Università è intervenuto Piermaria Corona, il quale ha spiegato come queste devono essere accreditate, per formare figure professionali valide, che sappiano muoversi anche in un contesto di ‘team working’: avere cioè capacità di lavorare insieme, anche rapportandosi con altre realtà. Il forestale proposto da Corona è quindi un manager che fa da interfaccia tra i sistemi ecologici ed i sistemi sociali, capace anche di rivestire ruoli diversi da quello per il quale si è formato. Il fatto che attualmente le Università non siano accreditate è probabilmente dovuto anche ad una mancanza culturale. Sono successivamente intervenuti Roberto Orlandi e Riccardo Pisanti, che dal punto di vista delle competenze hanno fatto luce sulla possibilità, per un laureato, di lavorare nel settore forestale, e sulle qualità che dovrebbe avere un libero professionista: saper coniugare la produttività e la sostenibilità della risorsa forestale. A portare infine la propria esperienza pratica nel settore sono intervenuti Mario Panizza e Osvaldo Lucciarini. Il primo ha illustrato come opera ed è organizzata la Libera Associazione dei Custodi Forestali del Trentino e le attività da essa svolte: esempio virtuoso di una completa ed efficiente gestione territoriale della risorsa bosco, dall’assestamento fino alla segheria. Il secondo ha sottolineato come il problema e la soluzione della scarsa gestione dei boschi, ricada spesso nella natura della proprietà dei soprassuoli forestali, e come l’importanza di creare un’organizzazione che metta insieme le ricchezze locali e le gestisca, possa valorizzarle e renderle fruibili dalla collettività. Dopo una breve pausa, che ha lasciato il tempo alla riflessione a allo scambio di opinioni, si è aperta la fase del dibattito e degli interventi degli studenti. Questi hanno fatto emergere che, se si è lontani dall’avere una sana e corretta gestione e pianificazione del territorio, si deve al fatto continua ad imperare una logica di contrapposizione; ciò manifesta la distanza che per alcune persone, soprattutto al vertice, c’è nei confronti di una reale visione del bene della collettività. Dalla ricchezza degli interventi e degli innumerevoli stimoli forniti dal seminario presto AUSF Italia produrrà un documento che raccoglierà quelle che sono le caratteristiche, i valori e le competenze del forestale: la sua identità.

 

 

IL PERCORSO DELL’ASSEMBLEA

eventi della settimana

Spesso si ha l’idea che nel passato si possano trovare le vestigia di un equilibrio sano tra uomo e natura. In realtà l’uomo nel corso tempo ha modificato, secondo le proprie necessità, l’ambiente circostante, senza guardare con lungimiranza alle conseguenze. Oggi non si possono ignorare gli effetti che provoca ogni nostro gesto: diviene di fondamentale importanza agire all’interno di questo equilibrio.

All’interno di RIeVOLUZIONE FORESTALE si è scelto pertanto di inserire una serie di eventi attraverso i quali gli studenti hanno potuto conoscere il territorio che li ha ospitati, cogliendone le dinamiche ecologiche e sociali, prendendo coscienza e riflettendo su quelli che sono gli aspetti che legano l’uomo all’ambiente, il forestale al bosco.

La prima giornata si è aperta con la visita al borgo di Torre Alfina ed al suo castello. Il Prof. Andrea Bocco del Politecnico di Torino, attraverso una serie di osservazioni sul paesaggio circostante e su come questo è mutato in funzione dell’attività antropica, ha messo in evidenza come l’interesse del singolo tradotto in azioni, possa aver cambiato nel corso del tempo l’assetto del territorio e la vita sociale di un intero borgo.

Con il Direttore della Riserva di Monte Rufeno, Dott. Massimo Bedini, si è entrati invece nel vivo delle dinamiche proprie della gestione di una riserva naturale. Attraverso un excursus storico dell’area sulla quale insiste la Riserva, strettamente connessa alla vita del piccolo borgo di Torre Alfina, ha mostrato come in soli 50 anni sia mutato l’uso e l’interesse per quella che è la risorsa bosco: da fondamentale mezzo per garantire la vita rurale, a semplice luogo di interesse naturalistico.

Altro interessante appuntamento è stata la giornata trascorsa nelle foreste del Monte Amiata, nell’estremo sud della Toscana. Il dottore agronomo Piergiuseppe Montini, dell’Unione dei comuni Amiata Val d’Orcia, ci ha accompagnato in una vasta area dove i rimboschimenti a conifere degli anni ’50-’60, rappresentano oggi un serio problema gestionale in seguito alle mancate cure colturali e al rapido evolvere di emergenze fitosanitarie (in particolare l’Heterobasidion) che li stanno distruggendo. Ci ha inoltre descritto alcuni interventi, effettuati nella riserva naturale del Pigelleto, per la conservazione dell’Abies alba (che qui è un probabile indigenato), del Taxus baccata, e della rarissima Salamandrina tergiditata. Assieme ai Dottori Forestali Francesca Galli e Paolo Franchi del Consorzio Forestale dell’Amiata, ci siamo addentrati nelle faggete. I tecnici ci hanno descritto i loro criteri di gestione delle foreste, trattandosi di un ente certificato, e hanno esposto alcuni interessanti progetti finalizzati ad incrementare la tipologia di prodotti ricavabili dal legno di faggio. La loro testimonianza è stata importante per dare la consapevolezza agli studenti di cosa sia un consorzio forestale, di come possa essere un valido strumento di gestione delle risorse forestali, e di come sia necessario che ciò nasca dall’iniziativa e dall’approvazione degli enti locali o dei proprietari dei soprassuoli forestali.

Ovviamente il bosco non è solo fatto di alberi, è un sistema complesso e nel gestirlo non bisogna tralasciare alcun aspetto; tantomeno è da sottovalutare la gestione della fauna. Questa è stata una delle principali considerazioni sulla quale il Dott. Fioravante Serrani, ricercatore dell’Università degli Studi della Tuscia, ha basato il suo intervento. L’attività venatoria infatti, se basata sui principi della corretta gestione faunistica, rappresenta l’unico mezzo attraverso il quale ottenere il controllo degli ungulati riducendo i danni in agricoltura e trasformando un problema sempre più in crescita in una potenziale risorsa.

Anche il Museo del Fiore, nascosto tra i querceti che circondano Torre Alfina, opera per divulgare e trasmettere la complessità della natura, coinvolgendo la popolazione locale con attività e giornate a tema; questo grazie alla direzione di Gianluca Forti e alla collaborazione con la cooperativa l’Ape Regina. Tra fiori sospesi e api giganti si è svolta la visita didattico-sensoriale all’interno del Museo, mirabile esempio di come l’approccio multidisciplinare sia funzionale alla divulgazione delle materie scientifiche. In tale occasione i partecipanti hanno incontrato Alessandro Fani, vecchio carbonaio del posto, che con il racconto della sua esperienza di vita, ha contribuito ad alcune riflessioni: vivere e conoscere un territorio, per poterne al meglio sfruttare e conservare le risorse.

Non sono mancati infatti, nei ritagli di tempo, momenti culturali e laboratori: occasioni preziose per riscoprire le potenzialità e gli utilizzi più svariati dei prodotti provenienti dal bosco, e per mettere alla prova le proprie capacità, cimentandosi nella creazione di cesti in vimini grazie alla collaborazione di Irma e Romeo e toccando con mano e conoscendo le erbe spontanee del luogo sotto la sapiente guida di Antonella Lisi.

Di tutt’altro tipo è stata invece la visita all’interno del Bosco del Sasseto: una passeggiata contemplativa all’interno di uno dei più suggestivi e misteriosi boschi d’Italia, che ha permesso ai ragazzi di distendersi e di pensare, anche solo per pochi istanti, gli alberi senza alcun fine.

 

 

CONCLUSIONI

Come il forestale risponde al cambiamento.

La V Assemblea Nazionale AUSF Italia si è conclusa sabato 27 settembre superando di gran lunga quelli che erano gli obiettivi attesi per l’evento. Gli studenti sono tornati nelle rispettive sedi, sparse in tutta Italia, con una nuova consapevolezza del ruolo, delle competenze e soprattutto delle prospettive che li aspettano una volta terminati gli studi. L’associazione nazionale è in crescita, e forte dell’appoggio di tutti gli associati, il nuovo direttivo sta già lavorando per rinsaldare le collaborazioni ormai instaurate da anni con enti, albi e figure del mondo forestale in genere, e per far sentire l’eco dei giovani validi forestali, attraverso innumerevoli iniziative: tra queste c’è la proposta al Corpo Forestale dello Stato di una serie di punti sui quale lavorare congiuntamente; la partecipazione al prossimo Congresso Nazionale di Selvicoltura; la creazione di un albo degli “ausfini”, al quale potanno rivolgersi aziende ed enti per attingere neolaureati; la creazione del “libretto AUSF”, che sullo stampo del libretto universitario, attesti le attività svolte da ogni associato in sede AUSF; la stesura di un documento che serva a rispolverare quelli che sono i valori, le competenze e l’identità del forestale.

Centrale è infatti il ruolo del forestale, unica figura capace di seguire con attenzione questa fase di passaggio e di trasformazione degli equilibri. Forte della sua proverbiale lungimiranza e della sua
capacità di visione d’insieme, dovrà essere a buon titolo uno dei protagonisti del cambiamento in corso; forse ad oggi il più valido mediatore tra l’uomo, con le sue leggi e il suo insaziabile desiderare, e la natura, con la sua continua ricerca di equilibri.

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